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Home » Sondrio Festival e le bufale sul clima
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Sondrio Festival e le bufale sul clima

RedazioneBy Redazione24 Novembre 2024Nessun commento4 Mins Read
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Gli interventi degli ospiti per riflettere, le immagini dei documentari per godere della bellezza della natura: Sondrio Festival, la Mostra Internazionale dei Documentari sui Parchi, giunta alla trentottesima edizione, viaggia su due piani paralleli per coinvolgere gli spettatori. Ieri, in un Teatro Sociale gremito, Tessa Gelisio ha condotto la quarta serata che si è aperta con Luca Perri, astrocoso, come lui stesso si definisce, e Serena Giacomin, meterologa che con stile diretto hanno portato all’evidenza del pubblico il pericolo rappresentato dai negazionisti del cambiamento climatico e dalle fini tecniche di comunicazione che utilizzano. In sintesi: sul clima girano troppe bufale, non avvalorate da tesi scientifiche e divulgate da chi non ha all’attivo studi specifici. Ma che si guadagnano le prime pagine dei giornali.

I bravissimi Perri e Giacomin, chiari ed efficaci, hanno suggerito come difendersi dai “mercanti del dubbio”, diabolici nel loro insinuarsi nelle menti e nei discorsi: un meccanismo aggrovigliato che fa leva sulla smentita di argomenti che gli altri non hanno mai utilizzato, su voci autorevoli che divulgano opinioni proprie. Con il risultato che si crede a chi tranquillizza, quindi nega, non a chi presenta una realtà scomoda. Come difendersi? L’invito di Perri e Giacomin è di usare il senso critico. Sondrio Festival mette sul piatto temi e approfondisce contenuti per un racconto a più voci su quanto avviene nel mondo naturale: un compito che assolve da molti anni, riuscendo a catturare l’attenzione degli spettatori.

C’è grande interesse – sottolinea il direttore Simona Nava – e il riscontro positivo sugli ospiti che abbiamo avuto da parte di persone che hanno apprezzato i loro interventi dal palco lo confermano. In questi anni sono cresciute la sensibilità e l’attenzione: le persone vogliono conoscere e comprendere, avere un ruolo attivo nel contrastare il cambiamento climatico. Come Sondrio Festival usiamo linguaggi diversi, coinvolgendo divulgatori e scienziati, per arrivare a tutti: in questo senso le immagini dei documentari sono fondamentali in quanto trasmettono vividamente le trasformazioni subite dall’ambiente e rimangono nella mente”.

I documentari 

Con la proiezione dei due documentari in concorso, Sondrio Festival è volato nelle Americhe, meridionale e centrale, con due lavori diversi, l’uno a documentare un progetto di salvaguardia, l’altro a descrivere le bellezze della natura, ma ugualmente coinvolgenti. È stata la regista Carolina Fernandes, originaria della regione brasiliana, a presentare “Pirarucu, il respiro dell’Amazzonia”, attraverso il quale ha voluto far conoscere al mondo un progetto di successo. “Pirarucu era un indio così cattivo che Tupã lo trasformò in pesce”: la popolazione locale fa risalire al Dio supremo dei Guarani l’origine del grosso pesce prima preda prediletta dei bracconieri e oggi strumento di protezione dell’ambiente e di sostentamento per gli abitanti. Il progetto pilota risale al 1999 ed è stato esteso a 22 comunità: ha introdotto la pesca sostenibile, gli esemplari sono aumentati e uomini e donne lavorano nella distribuzione del pesce. Oggi il pirarucu è simbolo di amore, cura e protezione.

Al piccolo e colorato uccello, gigante della biodiversità, è dedicato “L’effetto colibrì”, di Filipe De Andrade, Ann Johnson Prum e Doug Shultz, girato negli splendidi scenari della Costa Rica. Cinque centimetri di grandezza per una presenza preziosa, colori irreali che ammaliano la vista nella fotografia del documentario, in un’infinità di climi e di suoli, con foreste tropicali, giungle e vulcani, in un Paese grande metà dell’Islanda. Qui vivono oltre 50 specie di colibrì, responsabili della costruzione di ogni habitat, progettati come sono per raccogliere il nettare e per favorire l’impollinazione, gli unici in grado di volare all’indietro. La macchina da presa indugia sulle mansioni quotidiane del colibrì e rivela la presenza di altri uccelli come l’ara scarlatta, il pappagallo dai colori sgargianti che vola a una velocità superiore ai 50 chilometri all’ora, e il quetzal splendente, bello e altero, con le piume della coda lunghe un metro. Il futuro sarà sempre più piovoso e toccherà al piccolo colibrì proteggere la foresta portando colore, cibo e vita.

Tra un documentario e l’altro, Tessa Gelisio ha invitato sul palco due giovani medici valtellinesi, Giulia Tresoldi e Luca Martinalli, membri di Planetary Health Alliance, con sede presso la John Hopkins University, i quali hanno posto la questione della salute del pianeta: se sta male, non può esistere la salute per l’uomo. Servono un cambio di paradigma e una nuova visione per contenere l’impatto del cambiamento climatico sulla salute umana.

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clima documentari Sondrio Festival
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